Con l'aumentare della pressione scolastica in alcune scuole, la ricreazione è spesso una delle prime cose sacrificate: si diffonde la logica "tanto giocheranno comunque, usiamo quel tempo per le lezioni". Eppure i ricercatori dello sviluppo infantile giungono alla conclusione opposta: lontano dal danneggiare il rendimento scolastico, il tempo di gioco libero e non strutturato vi contribuisce direttamente.

Il cervello ha bisogno di una pausa
L'attenzione è una risorsa limitata; come negli adulti, una concentrazione ininterrotta troppo lunga produce stanchezza anche nei bambini. Gli studi mostrano che una breve pausa attiva dopo un blocco di lezione intensiva di 20-30 minuti accelera notevolmente la capacità dei bambini di ritrovare la concentrazione nella lezione successiva. Accorciare la ricreazione può sembrare "più tempo di lezione" nel breve periodo, ma in realtà riduce l'efficienza del tempo di lezione rimanente, azzerando o addirittura invertendo il guadagno netto.
Il beneficio della ricreazione non si limita nemmeno all'attenzione. Durante il gioco non strutturato, i bambini stabiliscono le proprie regole, cercano di risolvere da soli i conflitti, aspettano il proprio turno e imparano a perdere: nulla di tutto ciò può essere insegnato da un adulto in modo efficace quanto questa esperienza sociale organica. Due bambini che negoziano chi gioca per primo nella sabbiera stanno in realtà praticando da soli esattamente quella capacità di risoluzione dei conflitti che un adulto impiegherebbe anni a cercare di insegnare.
Invece di vedere la ricreazione come "tempo di lezione perso", vale la pena ripensarla come uno dei momenti della giornata in cui avviene davvero l'apprendimento più intenso: semplicemente non arriva da un libro di testo, ma da una sabbiera o da un gioco con la corda.